Il giudice distrettuale americano Amit Mehta ha stabilito che Google mantiene illegalmente il monopolio nella ricerca online. Invece di smantellare l’azienda, ha ordinato a Google di condividere con i concorrenti il suo indice di ricerca e i dati relativi ai clic e alle query degli utenti. Lo scopo è aiutare le aziende più piccole a sviluppare motori di ricerca concorrenti senza il costo di creare database da zero.
Tuttavia, la condivisione dei dati comportamentali ha sollevato preoccupazioni sulla privacy tra i sostenitori. Google ha espresso preoccupazione per i rischi derivanti dalla condivisione di query di ricerca sensibili. Un comitato di supervisione tecnica determinerà quali aziende sono idonee all’accesso, quali garanzie sono necessarie e come verranno distribuiti i dati. Questo comitato funzionerà per sei anni e comprenderà rappresentanti del Dipartimento di Giustizia, di Google ed esperti indipendenti.
Una misura di salvaguardia proposta è quella di limitare l’accesso a determinate query per proteggere la privacy dell’utente. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che gli accordi esclusivi di Google hanno escluso i rivali e rafforzato il suo vantaggio monopolistico. I tempi di attuazione della sentenza sono incerti in quanto potrebbero essere ritardati da ricorsi.
L’attuale focus del dibattito è su come si svilupperà il processo di supervisione e se le preoccupazioni relative alla privacy possano essere gestite in modo efficace. Questa sentenza costituisce un raro test di applicazione delle norme antitrust nell’economia digitale e solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati personali.








