Un rapporto pubblicato il 17 febbraio dalle organizzazioni no-profit per il clima Beyond Fossil Fuels e Climate Action Against Disinformation conclude che il 74% delle affermazioni fatte dalle aziende tecnologiche riguardo al potenziale dell’intelligenza artificiale per combattere il cambiamento climatico mancano di prove verificabili. L’analisi ha esaminato 154 dichiarazioni di fonti industriali e istituzionali che affermavano che l’intelligenza artificiale apporterebbe benefici netti sul clima.
L’analista energetico Ketan Joshi, autore del rapporto, ha stabilito che i presunti benefici ambientali citati dalle aziende si riferiscono in gran parte a forme più vecchie e più snelle di apprendimento automatico piuttosto che agli strumenti di intelligenza artificiale generativa che attualmente guidano l’espansione dei data center. Lo studio non ha rilevato alcun caso in cui applicazioni rivolte ai consumatori come Google Gemini o Microsoft Copilot abbiano prodotto una riduzione misurabile e verificabile delle emissioni.
I ricercatori hanno esaminato le affermazioni provenienti da varie fonti, incluso un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) che è stato controllato dai giganti del settore. L’analisi del rapporto dell’IEA ha rivelato una divisione uniforme tra fonti accademiche, materiali aziendali e affermazioni infondate sui benefici climatici dell’IA. Le proiezioni del settore spesso citate, inclusa l’affermazione secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe mitigare dal 5% al 10% delle emissioni globali di gas serra entro il 2030, sono state identificate come “contestate”.
Joshi ha caratterizzato la narrativa dell'”intelligenza artificiale per il clima” come una distrazione dal crescente inquinamento causato dai data center. “Quello che vediamo sono le aziende che si allontanano selvaggiamente dai loro obiettivi climatici”, ha scritto Joshi. “Questa attenzione all’”intelligenza artificiale per il clima” è una distrazione dalla decisione di peggiorare l’inquinamento dei data center attraverso un’esplosione senza precedenti di gonfiamento digitale”.
Il rapporto coincide con un maggiore controllo sull’impatto ambientale degli investimenti nell’intelligenza artificiale da parte delle principali aziende tecnologiche. Google ha segnalato un aumento del 48% delle emissioni di gas serra tra il 2019 e il 2023, attribuendo l’aumento principalmente al consumo energetico dei data center. Microsoft ha riconosciuto un aumento del 29% delle emissioni dal 2020, derivante dalla costruzione di strutture “progettate e ottimizzate per supportare i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale”.
Ricerche recenti indicano che una singola query ChatGPT consuma circa dieci volte l’elettricità di una tradizionale ricerca su Google. Il Gruppo Goldman Sachs ha previsto che i data center rappresenteranno l’8% del consumo energetico totale degli Stati Uniti entro il 2030, rispetto al 3% nel 2022, grazie in gran parte alla proliferazione dell’intelligenza artificiale.
La coalizione dietro il rapporto, che comprende Stand.earth, Friends of the Earth U.S. e la Green Web Foundation, chiede maggiore trasparenza nella rendicontazione sull’uso dell’energia e nella responsabilità per le aziende che fanno affermazioni ambientali non verificate.







